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SARA VELLANI

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"Ma sì, la bellezza è una cosa che non ti lascia in pace,
è come uno strattone che ti tira fuori dalla banalità in cui ti rifugi per non pensare.
È un’avventura dello sguardo che non finisce mai.
È un taglio che rivela l’immensità del tuo desiderio.
È la ferita di domande grandiose: Cosa sono, veramente le cose?
E dove vanno a finire? Nel nulla?
L’arte autentica di per se apre una ferita,
perchè guardare un quadro non vuol dire capirlo,
ma esserne interrogati, venirne trascinati fino ad orizzonti che all’inizio non si potevano immaginare"
William Congdon

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Ex Libris by Gruppo Polaser

Una naturale continuazione del “Viaggio nell’anima” con il Moleskine; ExLibris è un progetto fotografico/letterario trasportato nel famoso taccuino ‘a libro’ orizzontale con pagine nere.

Ogni autore ha scelto e interpretato un libro, realizzato una serie di immagini ispirate al/dal contenuto del libro e riportate secondo il suo sentire nel taccuino insieme a brani tratti dal libro e/o ai propri pensieri.

La presentazione a Vernice sarà una moderna installazione in cui l’opera interagirà con i visitatori che potranno toccare, leggere, interagire con le opere esposte.
A.Drei

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Tornando da Forlì..

Appena tornata dal Vernice Art Fair e da 3 intensissime giornate a Forlì… Giornate intensissime, dove ho conosciuto gente da tutta Italia, da Palermo a Verbania per intenderci ahah.. e di tutte le età,

Lo stand nero di Polaser è stata un’esperienza meravigliosa, e un modo di vedere la fotografia diverso, oltre che come mezzo anche come pretesto per raccontare un percorso, in cui tutti tramite la loro cretività entrano a farne parte.

Poi l’uso dei moleskine richiamava tantissimo il tema del viaggio, non solo fisico ma anche interiore.
Primo progetto realizzato con le pellicole impossible ( sono piuttosto riluttante ad usarle, perchè fanno veramente pena ) che ritengo sia venuto abbastanza figo e primo progetto realizzato con SX-70 ( dato che ho sempre scattato con le peel-apart).

Oltre ai tre giorni di esposizione è stato divertente conoscere la simpatica propietaria del b&b che mi ha ospitato, anche lei viaggiatrice e sposata con un indonesiano, che mi ha raccontato dei sui viaggi in Cile, Australia, Indocina… , imprestandomi pure una bici per andare in giro.
Ovviamente ne ho approfittato alla grande andando a vedere la mostra sul liberty e un workshop sulle vetrate a mosaico ( che lavoraccio non pensavo fosse veramente così difficile! ).

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In viaggio con Polaroid e Moleskine.. per il progetto Ex-Libris…more coming soon!

Un progetto legato al libro “La Via delle Nuvole Bianche, Un buddhista in Tibet” di Lama Anagarika Govinda, edizione 1981 

Cosa vuol dire affrontare un viaggio in Tibet? E’ pellegrinaggio negli ultimi decenni della sua indipendenza e della sua intatta tradizione culturale. Un pellegrinaggio nel vero senso della parola in quanto non segue itinerari prestabiliti né si prefigge uno scopo fisso o limitato; è un viaggio nello spazio non solo esterno ma anche interiore, che parte sempre da un invisibile centro psichico.

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L’Urlo Della Crisi - Palazzo Ducale, Genova

In occasione della grande mostra di Edvard Munch a Palazzo Ducale di Genova, l’associazione ART Commission in collaborazione con Spazioporpora Milano presenta una collettiva di artisti provenienti da diverse città italiane chiamati a rappresentare la propria opera che, insieme a tutte le altre darà vita a un grande urlo collettivo.

L’inaugurazione si terrà sabato 8 marzo alle ore 17 nel Loggiato minore di Palazzo Ducale a Genova.

Artisti: Sara Arosio, Raffaella Bisio, Fausta Bonfiglio, Cesare Canuti, Valeria Dapino,Gabriella de Filippis, Adriana Desana, Stefano Freddi, Liana Ghukasyan, Daniela Kalepyros, Valentina Kartavitskaia, Igomenico, Diana Lapin, Maristella Laricchia, Giorgio Levi, Giovanna Lonigo, Giulio Manuzio, Mi.Ti con Palma Severi, Jane Moller, Tommaso Napolitano, Paola Pappalardo, Graziano Pastori, Lilly Peirano, Mara Pepe, Mario Pepe, Bernadette Pisano, Erika Sambiase, Sarhtori, Marialuisa Seghezza, Ivo Vassallo, Sara Vellani, Maddalena Leali, Maria Luperini, Giovanna Olivari.

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Incontrando Domenico Marranchino

E’ dicembre, ho appena deciso di partecipare al Vernice Art Fair di marzo, ho pagato tutto in extremis, ho comprato pellicole e quasi finito il sito di Domenico, conosciuto tramite il gruppo artistico dell’influsso di Masciarelli….sempre tutto di corsa…..

Il sito di Domenico non è ancora finito, ma questa sera avevo voglia di postare qualcosa… anche la mia prossima mostra col PAI è all’inizio, e quasi per caso con un tema dedicato alla città, che vorrei reinterpretare in maniera futurista tramite collage e movimento.
Con il buono scopo di usare le mie vacanze dall’1 al 5 per fotografare mezza Milano….
Vi lascio con una bio, di un nuovo artista nonchè amico.. :)
Domenico Marranchino è nato a Roccanova (Potenza) nel 1955. All’età di diciassette anni si è trasferito a Milano dove ha iniziato a dare sbocchi concreti alla propria sensibilità artistica, affinando tecniche aiutato in ciò anche dalla propria attività di decoratore.
Il clima e la frequentazione degli artisti del quartiere Brera a Milano, dove tuttora abita, contribuiscono al suo percorso con collettive e personali. La svolta determinante avviene dal 2007 in avanti, nel breve giro di pochi anni, l’artista rivoluziona letteralmente la sua esistenza (l’incipit è stata una grave malattia alle corde vocali) orientando, per la prima volta e in modo definitivo, tutte le sue energie creative soppresse per una vita intera verso un impegno artistico che si tramuterà in una vera catarsi spirituale.
Una seconda vita è cominciata molto più libera e intensa della prima che oggi, a dato prova di pittura figurale forte, intensa, coloristica, espressiva, inquietante ed esistenziale.
 Venendo quasi travolti, di fronte a queste opere, dall’irruenza impertinente della spatola che, è stata lo strumento di “liberazione” di questa energia vitale sopita per troppo e lungo tempo.


Nel 2011 l’incontro con Fritz Hansen, a seguito del quale l’artista realizza una delle opere maggiori “Aspettando l’Expo”; 30 oli su sedia serie 7 del designer scandinavo Arne Jacobsen. Un cult del 900 e del moderno basti pensare che il prototipo è al MOMA di New York.

Personali: 2008 Milano, Galleria Artecultura, 2009 Milano Spazio Taccori, Santa Margherita Ligure (Genova) Castello Saraceno, 2010 Firenze, Plus Florenz, Milano, Bel Art Gallery, Milano Spazio Taccori, 2011 Milano, Cocchi Gallery, Milano Republic of Fritz Hansen, 2012 Milano Sassetti Cultura, Milano Fondazione Riccardo Catella, 2013 Milano BAG Art Gallery.

Collettive: 2009 Milano, Libreria Bocca, 2010 Milano, Spazio Taccori, Milano, Bel Art Gallery 2012 Castello Sforzesco Vigevano Pavia, Milano, Cenacolo Bagutta 2013 Genova, Satura Art Gallery, Milano Galleria Combines, Positano (SA) Miniaci Art Gallery.

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Continuando il discorso di ieri….Tutto a Lhasa a differenza di Nepal e India sembra molto “zen”, le persone seguono un percorso, il traffico e pressochè inesistente, e la sensazione è appunto di estrema pace interiore. Da sempre un popolo rispettosissimo delle loro usanze e credenze, che si basano soprattutto sulla non violenza e sul non uccidere nulla di animale o di vivo se non per la sopravvivenza. I monaci in passato vivevano solo di verdura e riso non potendo ammazzare nulla di vitale, e i cittadini se dovevano uccidere un animale per la sopravvivenza dopo averlo fatto recitavano preghiere e canti per scusarsi di averlo fatto e per augurargli di rincarnarsi in un altro essere più evoluto. Tenete conto che in alcune zone del tibet sembra di essere in Egitto o in qualche Canyon Americano, non ci sono alberi ne erba… Non si può coltivare assolutamente nulla, l unica cosa possibile e la caccia… Dato che la pesca è severamente vietata e molti fiumi sono cosi ricchi di magnesio…e dunque dall acqua inbevibile. Ho notato che la maggior parte dei tibetani a differenza dei cinesi sono meno legati al business, rispondno scherzosamente che a buddha non interessa se diventano ricchi o meno, e sono anche piu socievoli e interessati ai turisti, salutano sempre e spesso si avvicinano come cercassero un dialogo nonostante entrambe le parti sanno dell impossibilitá di realizzarlo…a volte è proprio una brutta cosa non poter comunicare. Nonostante cio ci sono state delle piccole soddisfazioni, riusciamo a socializzare con alcuni tibetani giocando a biliardo ( sembra ke le cotta tibetane abbiano biliardi e gioco dei dadi come passatempo preferito ). E cosi si passa tutta la serata a giocare, e anche se non si puo parlare ci si capisce, si ride si scherza, si parla a gesti… La musica del bar da anche gangnyam style..e noi siamo gli unici s conoscerla.